“Tolo Tolo”, Checco Zalone fa bum-bum al botteghino ma convince meno del solito

Checco Zalone torna al cinema e questa volta lo fa anche nelle vesti di regista oltre che di attore e sceneggiatore, per dire la sua sul delicato tema dell’immigrazione. “Tolo Tolo” è stato già il maggior incasso di sempre nella storia del cinema italiano nelle prime 24 ore di programmazione. Il significato del titolo viene da una frase detta sul set dal piccolo Nassor Said Birya (nella pellicola Doudou) che non conoscendo l’italiano anzichè “solo solo” ha detto proprio “tolo tolo” .

Ambientato e girato in Marocco, Kenya (Watamu), Malta e in Italia (Acquaviva delle Fonti, Bari, Gravina in Puglia, Latina, Minervino Murge, Roma, Trieste), il film racconta le avventure di Pierfrancesco Zalone, detto Checco, che per non pagare i suoi enormi debiti a Spinazzola, sua città d’origine, decide di emigrare in Africa. Qui farà amicizia con Oumar (Souleymane Sylla), un aspirante regista appassionato del cinema neorealista italiano e si innamorerà di Idjaba (Manda Touré).

Insieme a loro e al figlio di Idjaba Doudou Checco tenterà di fuggire dalla guerra civile appena scoppiata in Marocco provando a tornare in Italia.

La pellicola incassa ma non convince risultando confusa, passando da una trama che cerca disperatamente di essere seria a delle battute fin troppo forzate eccessivamente attaccate le une alle altre. Il comparto tecnico cerca di elevarsi rispetto alle pellicole precedenti dell’artista ma anche qui appare tutto molto confuso e non d’impatto. Il film insomma, nonostante gli importanti messaggi politici e sociali toccati, non riesce a rimanere impresso e incisivo come dovrebbe mostrando tutti i limiti di uno Zalone che fa anche meno ridere del solito e che a tutti gli effetti non può essere considerato un autore di cinema.

Voto: 5/10