Il “Pinocchio” di Garrone è cupo e deludente. Insomma, tanto rumore per nulla

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Non senza rischio, Matteo Garrone – attesissimo – si carica sulle spalle l’onere di riportare sul grande schermo la favola delle favole, più per grandi che per piccini: Pinocchio.

Il film, uscito nei giorni scorsi nelle sale cinematografiche, è la 10^ opera di Garrone che si cimenta di nuovo nel genere fantasy dopo “Il racconto dei racconti – Tale of tales” del 2015.

Il 51enne regista romano segue fedelmente quanto basta la favola originale di Carlo Collodi, apportando però piccoli ma significativi cambiamenti. La storia, arcinota, inizia con Geppetto (Roberto Benigni), un vecchio falegname che, vivendo in estrema povertà, decide di guadagnarsi da vivere costruendo un burattino con cui fare spettacoli a cui darà il nome Pinocchio (Federico Ielapi). Il burattino prenderà inaspettatamente vita e fra lui e il vecchio babbo si instaurerà un rapporto padre-figlio assolutamente speciale nella sua folle normalità. Per questo Geppetto sarà disposto a tutto pur di fargli avere il necessario. Le cose però non andranno come previsto e Pinocchio dopo aver disobbedito al padre vivrà varie disavventure lontano da casa, incontrando una serie di personaggi ripresi dal racconto.

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L’esito finale però non è soddisfacente poiché il film risulta noioso a causa di un comparto tecnico che, anche se pregevole, ben poco si sposa con lo stile della narrazione. La fotografia, la scenografia e i movimenti di macchina, lenti e cupi tipici di Garrone, non vanno di pari passo con una sceneggiatura quasi ingenua nel seguire la favola originale e con una scrittura dei personaggi superficiale che rende i rapporti fra loro addirittura poco interessanti.

Anche le interpretazioni non aiutano ad elevare la pellicola: nonostante le buone prestazioni di

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Benigni (al solito monumentale) e Massimo Ceccherini (la Volpe), il resto non pare in linea con i due migliori tra gli interpreti. In conclusione la visione del film risulta di difficile, difficilissima comprensione per i bambini (ed anzi possiamo decisamente dire che per loro il Pinocchio di Garrone sia davvero poco indicato) e poco fruibile per gli adulti. Ci troviamo insomma di fronte ad un’opera che difficilmente rimarrà impressa nel tempo.

 

 

Voto: 4,5/10