Ecco perché l’ultima stagione dell'”Uomo nell’alto Castello” ci piace

juliana crain uomoAltoCastello ilmamilioDiciamolo subito e rafforziamo il titolo: a noi la quarta ed ultima stagione de “L’uomo nell’alto Castello” (su Amazon Prime Video) è piaciuta eccome. Il finale è deludente? Non scherziamo, qualsiasi finale lo sarebbe stato. Perché quella che si è chiusa, prodotta tra gli altri da Ridley Scott, è una serie di quelle da tenere in cineteca.

Certo, tutto è perfettibile, ma se la terza stagione era apparsa eccessivamente onirica e confusionaria, quella finale uscita nelle passate settimane chiude definitivamente il cerchio.

Una cosa negativa? L’eccessiva fretta di chiudere, di arrivare alla fine, lasciando un po’ troppe cose sospese e poco spiegate, non eccessivamente dettagliate.

La domanda delle domande: alla fine vince il bene? C’è da chiedersi in primis di che bene si tratta perché trattandosi di una serie ucropica-distopica (diciamolo in maniera facile: una serie che racconta una realtà storico-sociale alternativa a quella che conosciamo) tutto è opinabile. Ma sì, alla fine vince il bene.

Se la fantascienza continua inevitabilmente a farla da padrona, l’accelerata che la vicenda subisce nelle ultime puntate della quarta stagione è rilevante: la morte violenta del führer Himmler apre la via ad un ulteriore realtà possibile con la divisione del Grande Reich in due rami: quello europeo e quello statunitense, ormai libero dai giapponesi in ritirata dalla costa Occidentale, guidato da un John Smith (Rufus Sewell) senza più scrupoli ed al quale neanche l’aver “ritrovato” il figlio Thomas (destinato però al Vietnam) riconsegna quel briciolo di umanità che vanamente insegue da sempre.

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Immagine da Wikipedia (RedFoxJinx)

Indiscussa protagonista, viaggiante tra i mondi e sempre in preda alle sue visioni alternative, Juliana Crain (Alexa Davalos) – nella foto in alto – continua inevitabilmente a dominare la scena. Se a lasciare la serie è prematuramente il ministro giapponese Nobusuke Tagomi (Cary-Hiroyuki Tagawa), freddato in un attentato, c’è davvero di che leccarsi i baffi con tutto quanto ne viene. Compresa la rimonta del Black Communist Rebellion, movimento di neri, che di fatto operando a San Francisco riesce a dare quell botta al Giappone tanto da convincere l’imperatore a lasciare il campo.

Tra i tanti personaggi che affollano le 10 puntate finali, oltre a quelle che già hanno dominato le stagioni precedenti – su tutti senza dubbio Helen Smith (Chelah Horsdal), l’ispettore Kido (Joel de la Fuente) e Wyatt Price (Jason O’Mara) – restano di spessore i ruoli di Robert Childan (Brennan Brown), affiacato ora da Yukiko (Chika Kanamoto), Bell Mallory (la capa della resistenza nera, Frances Turner) e del figlio dell’ispettore Kido, Toru Kido (Sen Mitsuji).

Insomma: poteva esserci finale migliore di un territorio statunitense finalmente riunito sotto una bandiera che – nelle prospettive – somiglia tremendamente a quella che tutti noi conosciamo? D’accordo: l’ultima scena era forse didascalica e ridondante (al limite stucchevole), ma il buon Hawthorne Abendsen (Stephen Root), alias proprio l'”Uomo nell’alto Castello”, meritava una scena di chiusura tutta sua.

L’uomo nell’alto Castello, Stati Uniti, 2015-2019 – 4^ stagione

Voto: 8,5/10