Quell’Uomo senza gravità che è una bella occasione perduta

L'uomo senza gravità

ROMA (cinema) – Il film di Marco Bonfanti distribuito da Netflix promette tanto ma non sa mantenere le aspettative

Sul perché da una buona intuizione non si sia voluto affondare il colpo quello sì resta un bel mistero. “L’uomo senza gravità” di Marco Bonfanti, distribuito da Netflix dallo scorso 14 ottobre, resta così appeso esattamente come il buon Elio Germano, relegato al ruolo di un triste protagonista troppo fenomeno da baraccone e poca sostanziata felicità per lasciare il segno.

Eppure l’idea c’è ed è un peccato che non venga coltivata come si deve perché soffocato da una madre ed una nonna – non a torto – possessive, Oscar spicca il volo a tratti. E quell’amore sbocciato tra le stradine di un paese nebbioso con Agata (Jennifer Brokshi da bambina, Silvia D’Amico da adulta) pur coronato nel finale da giusto epilogo resta troppo colpevolmente abbozzato.

Che fretta c’era insomma di chiudere la faccenda lasciando, come purtroppo spesso di questi tempi, l’impressione che un film sia troppo breve per raccontare tutto quanto ci sarebbe da dire?

E invece così è: Oscar esce volando dal grembo di mamma Natalia (Michela Cescon), plana dritto in televisione quel tanto che basta per farne un indecifrabile ed incompiuto fenomeno mediatico ed atterra vestito da batman a pulire i vetri di un grosso palazzo.

Insomma: si poteva e si doveva fare di più.

VOTO: 5